Primo flusso
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Il fenomeno migratorio fino alla metà degli anni Settanta dell'Ottocento non aveva avuto una consistenza massicccia e aveva riguardato, con carattere di temporaneità, soprattutto le regioni settentrionali. dalle zone montane e dalle vallate alpine si snodava verso i paesi dell'Europa centrale e occidentale un flusso di emigranti che si impiegavano prevalentemente in lavori stagionali:erano per lo più maschi adulti che lasciavano nei paesi di provenienza gli altri membri della famiglia che erano in grado di mantenere le necessità della modesta economia locale.
A partire da un certo momento il fenomeno cominciò ad interessare anche le regioni meridionali le quali erano a lungo vissute in un regime di isolamento nel quale l'economia protetta aveva trovato la salvaguardia in una staticità che rasentava l'immobilismo, ed erano state colpite dal nuovo pesante regime fiscale.La liquidazione del brigantaggio era stata una prima incentivazione ad abbandonare delle plaghe che obbiettivamente non presentavano facili e per lo meno prevedibilmente prossime occasioni di sviluppo, ma ciò determinò il gonfiamento dell'esodo di massa, fu una serie di fattori che devono essere considerati nella loro globalità e non possono essere nè riassunti nè ridotti alla debolezza e all'esiguità dell'espansione del capitalismo nelle campagne, pur dovendosi riconoscere che questa debolezza e questa esiguità ebbero un peso particolare nel determinare la dinamica dell'emigrazione dalle regioni meridionali e farle assumere la caratteristica di emigrazione permanente e transoceanica.
fino al 1886 il primato del movimento migratorio fu appannaggio di tre regioni settentrionali (Veneto, Piemonte,Lombardia)e di una meridionale (Basilicata) chè si poneva già al secondo posto; tra il 1886 e il 1900l'emigrazioni dalle regioni meridionali compì un sensibile balzo e un accentuazione ancor più significativa ebbe tra il 1900 e il 1909: in entrambe i due periodi essa superò la media generale del regno, e in Abruzzo, Basilicata e Calabria si attesto su medie ormai superiori a quelle del Veneto che continuava a essere la più alta di quelle raggiunte dalle regioni settentrionali. Tra il 1876 e il 1913 emigrarono 6.032.453 persone in paesi europei e 7.370.036 in paesi transoceanici; in complesso 13.402.489 emigranti, dei quali 5.257.814 dalle regioni meridionali e dalle isole.
A partire dagli anni ottanta, l'emigrazione subì un crescendo continuo e non diminuì mai rispetto alla cifra di 119.901espatriati raggiunta in quel l'anno; da questo momento l'emigrazione transoceanica fu anche sempre superiore a quella diretta verso i paesi europei. A rendere più veloce la dinamica migratoria all'inizio dell'ultimo ventennio del secolo XIX cospirarono due fattori: il saldo attivo sempre più accentuato dalla bilancia demografica e la concomitante apertura della crisi agraria, che inasprì il già esistente squilibrio tra popolazione e risorse, e a partire da 1888, s' inquadrò in una più vasta crisi che coinvolse tutta l'economia nazionale . In questo quadro, l'emigrazione venne ragionevolmente considerata una valvola di sicurezza, perchè da un lato alleggerì una pressione demografica che altrimentì sarebbe risultata probabilmente instabile, e da un altro provocò un qualche miglioramento dei salari e dei patti agricoli:emigrazione e protezionismo agrario " salvarono" la proprietà latifondista dell' Italia meridionale e collaborano a mantenere pressocchè intatta l'antica struttura sociale. Occorre però osservare che proprio gli esponenti del mondo si batterono affinchè fossero adottati provvedimenti limitativi dell'emigrazione, perchè la riduzione dell'offerta di manodopera agricola che ne consegue metteva in opera una dinamica salariale che intaccava i loro profitti : camere di commercio, deputazioni provinciali, associazioni agrarie si mostrarono sempre preoccupate del progressivo intensificarsi del movimento migratorio, ma non per spirito umanitario e per sensibilità verso il dramma di quanti abbandonavano i paesi d'origine, bensì la considerazione del danno che deriva ai proprietari terrieri dal contrarsi dell'esercito di braccianti disposti a vendere a prezzo irrisorio la propria forza .